Giugno è come settembre: si parla solo di scuola!
Ma è giusto. Nuovi bimbi devono cominciare, vecchi bimbi stanno finendo.
Io ne parlo perchè devo decidere di cambiare: e mi tremano le ginocchia. Domani porterò l’erede a scuola, gli darò un bacio, gli farò le solite raccomandazioni e dopo mi recherò in un’altra scuola a implorare che accettino il trasferimento per il nuovo anno scolastico.
Se avessi avuto una premonizione di come avrei trascorso questo primo anno scolastico, probabilmente non avrei avuto la forza di affrontarlo. Beata ignoranza che ci lascia sempre speranza.
L’anno scorso in questo periodo ci siamo trasferiti e la sorte ha voluto che venissimo ad abitare vivinissimo alla scuola elementare. Per me che mi ero sorbita 3 anni di 20 minuti di macchina per portarlo all’asilo, mi sembrava un sogno. Peccato che trasferendoci, l’erede abbia dovuto lasciare i suoi amici d’asilo, con i quali si era instaurato un legame fraterno essendo lui figlio unico. Così ha dovuto affrontare questa nuova avventura tutto da solo e non ce l’ha fatta. Non è riuscito a inserirsi nella nuova classe e non ha trovato feeling con le insegnanti. E’ stato un anno di note comportamentali e di mancanza di raggiungimento degli obiettivi scolastici. E’ stato un anno di tentativi (tutti falliti) di integrazione e di soluzioni.
E’ stato un anno di neurospichiatri, logopedisti, psicologi. Io ne sono uscita distrutta, Leonardo peggio.
La scelta di iscriverlo a un tempo modulo invece di essere vincente è stata un fallimento. La classe di Leonardo ha viaggiato come programma insieme a una e tempo pieno, così i bambini si sono ritrovati a studiare, con 6 ore in meno, un programma fittissimo e intenso. Leonardo non ce l’ha fatta. Dobbiamo lavorare tantissimo questa estate per rimetterlo alla pari.
Non ho avuto il supporto delle insegnati che tanto ho loro chiesto durante l’anno, anzi la mia sensazione è che si siano arrese con Leonardo, etichettandolo come difficilmente recuperabile e così sia.
Leonardo si è trasformato in un ribelle a tempo pieno, vivendo la suola come una punizione.
Così domattina andrò alla scuola dove si sono iscritti i suoi compagni dell’asilo, vicino a casa di mia suocera, sperando che venga accettato per l’anno prossimo, con un tempo pieno. Cambiamo nella speranza di sopravvivere.
Ne abbiamo parlato anche con Leonardo, che si dice favorevole ad andare nella scuola nuova, pur sapendo che nessuno gli promette di poter stare con tutti i suoi vecchi amici.
Ma a me i dubbi rimangono. Sono i dubbi di chi non sa se deve insistere sulla strada incominciata (rimanere in questa scuola) o accettare che questa strada non va bene e tentare il cambiamento. Tentare, perchè la certezza che poi le cose andranno bene nessuno ce la dà. Inoltre si porterà dietro la storia di quest’anno (almeno agli occhi delle nuove insegnanti) e anche questo mi spaventa. Dovrà partire con dei pregiudizi.
E’ come gettarsi da una scogliera.
Fletto i muscoli e sono nel vuoto.
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secondo me hai fatto benissimo.
con la primogenita, anch’io avevo cominciato la prima elementare, felice che avessero accettato la bimba in una classe con indirizzo montessori e orario 8.30-12.30, su sei giorni. mi vedevo pranzetti a casa, riposini, pomeriggi al parco, una scuola sostenibile, insomma.
invece si è verificata un’alchimia velenosa; la bambina spesso in castigo, note a casa, pomeriggi di tortura sui compiti… non sempre le cose vanno come ci si aspetta.
l’anno dopo è andata altrove, al tempo pieno, con due maestre che me l’hanno letteralmente ripescata.
io penso che il bambino debba trovarsi a suo agio nell’ambiente scolastico, non “resistere”.
l’adattamento è veloce, se le cose migliorano.
a presto
Maria Angela
Non sono in grado di darti consigli, ogni bambino è a se stante (come ti ho già scritto, i comportamenti di ognuno dei miei tre figli sono diversi, nonostante gli imput vengano sempre dagli stessi genitori!) penso che ogni mamma (o genitore, che ama i propri figli) senta dentro di se quali sono le cose più giuste da fare… ti auguro di cuore che tutto proceda per il meglio, e aspetto i nuovi sviluppi. Per il momento godetevi le vacanze estive e ricaricatevi (che è quello che farò senz'altro io!
)
Non ho resistito, e ti sono venuta subito a leggere (e scopro pure che tuo figlio si chiama come il mio). Povero Erede e povera te! Un bambino amplificato è una sfida per i genitori, che lo amano e ce la mettono tutta, figurarsi per gli insegnanti. Certo che gli insegnanti bravi sono bravi a mettere a loro agio tutti i bambini. Se quella di Leonardo non lo è, allora peggio per lei. Non si merita un alunno intelligente, vivace, perspicace e curioso del mondo che lo circonda
Solidarietà dal freddo nord.
Ecco, sono arrivata anche io seguendo lo stesso percorso di Serena e, per di più, dopo aver scritto sul nostro sito quel commento sulla scuola pieno di speranze.
In questo tuo post si materializzano tutte le mie preoccupazioni per l'anno prossimo: ho fatto la tua stessa scelta, un modulo in una scuola dove non conosce nessuno… Ora ho i brividi.
I motivi per cui l'ho fatto li ho già scritti nell'altro commento: uno "spirited" deve imparare anche ad integrarsi, meglio a sei anni che a undici…
Per ora ho avuto un'impressione positiva della scuola: la preside è disponibilissima e cura molto le classi di modulo, probabilmente il maestro sarà un uomo e sembra quotatissimo, il più ambito della scuola.
Tutto questo mi tranquillizza un po'… ma ho la consapevolezza che Andrea è un amplificato. Che succederà?
Alla scuola dalle suore l'avrebbero giustificato, coccolato, avrebbero adeguato i loro ritmi a lui… figurati che sarebbero 8 in classe. Qui, per quando valido il maestro, sarà lui a doversi adeguare, sarà uno tra tanti.
E per giunta è anticipatario…
Io l'ho fatto per questo: è un figlio unico ed è amplificato. Devo renderlo un essere sociale.
Ma ho paura, Gloria… una paura fottuta!
Posso consigliarti di "aggregare" questo tuo post al nostro blogstorming? E' perfetto, anche se il tema sembra sfumato, sempre di temeramento parliamo.
Grazie Silvia, grazie Serena per essere venute a trovarmi.
Di ricaricarci ne abbiamo di sicuro bisogno. Cara Silvia mi piacerebbe fugare le tue paure, ma la mia realtà è stata questa. In classe in 8? Probabilmente non avrei accettato nemmeno quello, su questo hai fatto bene. Io credo che un giusto equilibrio in classe si raggiunga con 15 bambini e forse ci fosse stato un maestro maschio tutto sarebbe stato diverso, nell'universo di Leonardo ruotano fin troppe donne.
Appena mi leggo con calma come ci si "aggrega" lo farò più che volentieri!
Uguale. Per Ennio disastro a 4 anni nella prima scuola scelta tanto ponderatamente (anche se di pancia mi piaceva di più quella vicino casa, ma me la sconsigliavano). dopo 6 mesi cambio scuola praticamente dall'oggi al domani, cioè, va lui ore in visita nella nuova classe, in cui conosce un paio di bambini dall'asilo e doposcuola e non vuole uscirne più. Le due settimane di attesa di valutazioni, decisioni, scambio dossier ecc. sono state un tormento con lui che chiedeva tutti i giorni se poteva cambiare scuola. mio marito con le pippe mentali perche non stavamo ponderando a sufficienza secondo lui ed era troppo una scelta di pancia.
Da allora è rifiorito, abbiamo persino smesso con la logopedia, nons erve più. del fratello la maestra ora mi dice un po'le stesse cose che l'altra di Ennio nella vecchia scuola, ma ho sempre pensato a pelle che pur essendo una brava maestra non ha capito affatto Orso e non vedo l'ora si trasferisca e fine anno per vedere come andrà con la nuova.
Per dire, sono le persone e i bambini che incontrano a fare la differenza e trovo francamente atroce che tutto quello che descrivi sia capitato a un bambino di 6 anni. Ma siamo matti? A 6 anni c'è ancora tutto da fare e inventare.
Ma io ho rischiato che capitasse a 2 anni e mezzo!
Andrea è andato all'asilo, una sezione primavera, a 1 anno e 8 mesi.
E' stato un anno d'inferno: stava 4 ore e piangeva ininterrottamente per 4 ore… e poi ne faceva di tutti i colori. Un incubo.
Le maestre mi hanno consigliato sedute di psicologia. Ne parlo con la pediatra, la quale mi dice che dovrò passare sul suo corpo prima di portare Andrea, a 2 anni, dallo psicologo: "dica alle maestre che telefonassero a me!" (santa donna, la adoro).
L'anno dopo cambio scuola per la materna: in fondo da giugno in cui veniva definito bambino difficile e problematico a settembre quando ha ripreso la scuola, quanto volete che fosse cambiato?
Infatti è cambiata solo la maestra: dopo una sola settimana di inserimento stava a scuola tranquillo ed ha passato un anno ed i successivi due anni splendidi.
La nuova maestra mi disse solo: "non ti preoccupare, quando è qui a scuola è un problema nostro, non, tuo… vai tranquilla…" Era la prima volta che me lo sentivo dire: per tutto l'anno precedente mi aspettavano al varco per raccontarmi tutte le cose "terribili" che aveva fatto mio figlio…
Adesso si riparte verso questa nuova avventura della scuola elementare… almeno questi tre anni di materna l'hanno reso decisamente più gestibile. Speriamo bene…