Alchimista in libertà

…mamma al lavoro!

Postato da Gloglo 19 - feb - 2010

Pagella!

Prologo. L’anno scorso non ho avuto la forza di scrivere dopo la pagella del primo quadrimestre: ne ero uscita devastata. Oggi mi rendo conto di aver fatto un errore, che riguardarmi un anno fa mi avrebbe fatto capire a che punto sono oggi. Così, seppur con riserve, quest’anno documento la pagella di mio figlio.

Noi esseri umani siamo portati alla catalogazione dei nostri comportamenti, così se volessi dare una definizione di mio figlio sarebbe quella di essere un bambino amplificato. Questa definizione l’ho incontrata l’anno scorso in questo post di Genitori Crescono e mi ha dato un senso di conforto.

Purtroppo il folle informatico non è riuscito ad essere presente alla consegna delle pagelle, ma visto cosa mi è stato detto organizzeremo un incontro con le maestre. Riportare le cose non è mai come sentirle e vengono condizionate dalla percezione che abbiamo avuto della situazione.

Cominciamo dalle cose positive: Leonardo è migliorato. Riesce a scrivere, a leggere e perfino a controllarsi di più. Durante i laboratori è il bambino più attento e ricettivo. Il rapporto con le maestre è buono, anche se discontinuo nel rispettare le regole. Nessuno mi toglierà dalla testa che questo sia dovuto al fatto che invece di 6 maestre quest’anno ne abbia solo 3 (italiano/religione, matematica/informatica/scienze, inglese/educazione motoria).

Il rapporto con i compagni è ancora molto conflittuale: ha desiderio di rapportarsi con loro, ma ancora non sa bene come fare. E ogni tanto partono i dispetti. Mio figlio è un bambino di 7 anni intrappolato nel corpo di un bambino di 10 anni, e questo corpo mastodontico non se lo sa gestire molto bene. Anche per questo ricomincerà a fare educazione motoria al di fuori della scuola. Oltretutto non riesce ancora a parlare bene. E’ come se avesse fretta di esprimersi e questo finisce per far accavallare le parole le une sulle altre. Se un’adulto si mette d’impegno per comprenderlo, non si può chiedere lo stesso ai suoi coetanei.

Il problema di Leonardo è che come parla così scrive: inevitabilmente i suoi scritti si riempiono di errori ortografici e la calligrafia (nella fretta di scrivere) ne risente. Allo stesso tempo non trova dentro di se’ la pazienza, la costanza, l’ambizione (come l’hanno definita le maestre) di controllarsi per far meglio.

Le maestre hanno anche sottolineato il fatto che quando Leonardo disegna i suoi personaggi sono sempre piccini piccini, sovrastati da qualcos’altro. I medesimi ogni tanto chiedono anche un aiuto non meglio identificato a non si sa chi. Leonardo manda segnali, ma non si riescono a decifrare. Di sicuro non è molto in gamba a gestire frustrazione e rabbia. Per questo (ahimè) consigliano l’intervento esterno di uno psicologo, che aiuti noi e le maestre a far luce su questa “coperta” di emozioni negative che gli impedisce di risplendere in tutta la sua luce. Leonardo ha difficoltà ad affrontare la vita. Ogni tanto, quando la giornata non è andata come lui avrebbe voluto, dice di non voler più vivere o di non voler essere mai nato. In bocca ad un bambino di 7 anni questo mi turba. Non so proprio cosa fare.

Col folle informatico stiamo valutando se accettare il consiglio delle maestre, dal canto nostro cercheremo di delineare la quotidianità di Leonardo con poche chiare regole, non tanto per castigarlo o reprimerlo, ma per dargli una sensazione di confini e sicurezze. Il folle informatico cercherà anche di dedicargli più tempo. Io credo che a Leonardo manchi condividere più cose col padre, oltre al fatto che il mondo di Leonardo è un mondo molto femminile. Credo abbia bisogno di più maschi intorno a se’.

Sfogatami con questo lungo post, aggiungo che oggi sono sì preoccupata, ma non disperata. Io so di fare tutto quanto in mio potere. Il resto deve mettercelo Leonardo. Non posso camminare per lui. E di sicuro non ha bisogno di avere vicino una madre disperata, ma una persona adulta che sappia gestire la situazione.

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6 Responses so far.

  1. Beta scrive:

    Questo è un atteggiamento estremamente positivo da parte tua… e penso anche che un intervento esterno se ben gestito con una persona che conquisti la sua fiducia (e la vostra!) posso solo essere un bene. A volte i nostri figli si esprimono meglio in un rapporto a tu per tu con gli altri, quelli che non fanno parte della sfera famigliare e della quotidianità… con mamma e papà spesso s’instaurano atteggiamenti da circolo vizioso (e non positivi purtroppo!) inconsciamente trasmettiamo loro le nostre aspettative che sono sempre troppo alte! Un “estraneo” invece, vive le cose in modo più distaccato e se riesce ad instaurare un buon rapporto gli comunicherà fiducia (cosa che senz’altro fate anche voi, ma voi siete mamma e papà… non vale!) e aiuterà la sua autostima a svilupparsi! Vi auguro di riuscire al meglio… (ma non ho dubbi in proposito ;-D), dei risultati ci sono già stati, ascoltate il vostro cuore… e quello del vostro bambino… e continuate così senza scoraggiarvi! Un abbraccio
    (ps: naturalmente aspetto aggiornamenti…)

  2. Silvia gc scrive:

    Uhmmm, diciamo che le aspettative di un genitore di amplificato, dopo un po’, tendono ad essere piuttosto bassine: riassumibili in un “basta che ne usciamo vivi!”.
    No, vabbè, a parte gli scherzi. Ho letto quato post ieri sera, ma non volevo scrivere un commento di corsa perchè ci tengo molto.
    Le reazioni e le modalità di espressione di questo comune sentire non sono del tutto simili in Andrea, ma scavando a fondo vedo molti tratti comuni.
    Nei prossimi giorni anche io pubblicherò un post sull’argomento mi farà piacere se lo leggerai.
    Di fondo, però, c’è un comune disagio per la dimensione scuola.
    Andrea si rode d’ansia. Tutto il giorno.
    Siede in modo scomposto per cercare di rimanere fermo e seduto, cosa che non è davvero nelle sue corde.
    E’ estremamente selettivo nelle amicizie e, non si sa perchè, questo non è benvisto.
    Ha reazioni iperboliche ad ogni rimprovero e profondi sconforti in caso d’insuccesso.
    “Di sicuro non è molto in gamba a gestire frustrazione e rabbia”…
    Ogni tanto, quando le cose non vanno come lui vorrebbe, dice che io gli ho rovinato la vita.. E questo non aiuta a lenire il senso di colpa… Ed in generale tende a dare la colpa a questo o a quello.
    Insomma, sta facendo i conti con tutto quel mondo scombinato che ha dentro e che non può e “non deve” sempre venir fuori, perchè non è previsto, non è contemplato.
    Il così detto “rendimento” è ovviamente altalenante, anzi, una montagna russa, direi.
    Però ce l’abbiamo fatta.
    Ecco, quello che conta, è che ce l’abbiamo fatta.
    Ci siamo, siamo dentro: non ci vogliono fuori. Possiamo restare.
    Capisci cosa intendo, Gloria? Abbiamo la sensazione che, comunque, qualcuno vuole occuparsi di noi, vuole trovare la chiave per capire come funziona anche Andrea.
    Questa non è una cosa tanto scontata e, da mamma, ti fa venir voglia di sentirti un po’ sollevata, di continuare a lavorare per accompagnarlo a gestire le sue emozioni.

  3. Silvia gc scrive:

    Gloria, da noi c’è un post “dedicato” a te
    http://genitoricrescono.com/scuola-sorcetto/

  4. Gloglo scrive:

    Grazie per le vostre risposte. Intanto mi scuso per aver risposto così tardi, ma ci sono stati problemi a casa. Abbiamo sparso un po’ la voce in giro (sia tra le conoscenze reali che virtuali) ed è saltata fuori una proposta interessante. Ma ne parlerò in un post tra qualche tempo.
    Ancora grazie per il vostro sostegno.

  5. ellis scrive:

    Ciao Gloglo, ci siamo incontrate in questi 2 giorni sull’altro (vecchio) tuo sito. Ho trovato questo tuo post e mi ha molto colpito vedere le affinità incredibili che ci sono tra il tuo e il mio bimbo. Il mio bimbo ha capacità lessicali, grafiche, cognitive molto superiori alla media, non ha quindi nessun problema a livello di rendimento scolastico, ma poi per quanto riguarda il comportamento mi sembrano uguali: difficoltà a interagire, con la sua corporalità (anche lui è più grande rispetto ai suoi coetanei), con gli altri – nel senso che giocando e tutto non riesce a moderare la sua “invadenza fisica”, difficoltà ad accettare le regole, ecc. Ora poi nella scuola dove si trova tutto è andato a rotoli perché la maestra anziché aiutarlo lo ha letteralmente isolato (banchino al muro, battute collettive su di lui, ecc.). Mi sorprende un altro punto della tua riflessione, per quanto è simile alla mia: anche io sono convinta che, oltre a molti errori fatti da parte mia (avrei dovuto essere sempre più dolce con lui, invece sono tendenzialmente una mamma severa), è principalmente dell’assenza del padre che soffre. Mio marito (informatico!, altra analogia – che ci sia qualche significato nascosto?…) è molto assente fisicamente, per lavoro, ma anche quando c’è non ha molta empatia con lui, giocano poco insieme, forse dovrebbero condividere più cose insieme. Eppure mio figlio lo cerca molto, si vede che per lui la sua presenza è più che fondamentale. Sono curiosa di continuare a leggere i tuoi post e vedere se siete riusciti in qualche modo ad aiutare vostro figlio, se c’è speranza anche per il mio di ridargli sicurezza e serenità che gli mancano.

  6. Gloglo scrive:

    Cara Ellis, benvenuta (anche qui ;-) ).
    Ho sempre pensato che scrivere questo blog fosse di aiuto a me, ma anche a tutti quelli che hanno volgia di leggerlo. Il tuo commento me lo conferma una volta di più. Sapere di non essere sole nell’affrontare alcuni tipi di problemi, li rende meno mastodontici. Ci sentiamo più normali. E non sempre tra le persone “fisiche che frequentiamo” c’è la possibilità di questa solidarietà. In rete è più facile trovarla.
    Ti posso dire che far fare educazione motoria a Leonardo è servito moltissimo per capire quanto spazio occupa nel mondo. Ed essere più consapevoli della propria fisicità aiuta a regolarsi.
    Purtroppo non ho invece una ricetta per il marito. Nonostante i buoni propositi del folle informatico, si è un po’ perso per strada nello stare con suo figlio. Io so che fa del suo meglio. Solo che il suo meglio è ancora poco per Leonardo. Io cerco di far da cuscinetto tra i miei due maschi, dandogli modo quanto più possibile di condividere almeno tempo di qualità, se non di quantità.
    Sulla serenità di nostro figlio ci impegniamo sempre al massimo, ma (anche se è banale dirlo) se non se la cerca un po’ anche da solo difficilmente la troverà! Noi cerchiamo di stimolarlo e creargli quante più occasioni, il resto spetta a lui. E forse questa è la parte più difficile. Dargli in mano tutti gli strumenti e poi lasciare che ne faccia quello che ritiene meglio. Insomma farlo camminare un po’ da solo.
    Spero che le mie modeste riflessioni portino invece un po’ di serenità a te. A volte i figli sono un po’ più difficili, ma questo non significa che sbagliamo proprio tutto. Anche quando siamo severi. Un abbraccio