Alchimista in libertà

…mamma al lavoro!

Postato da Gloglo 05 - mar - 2010

Punire

So che a volte si tende a non andare a leggere i commenti in un vecchio post, specialmente se si ha già avuto una risposta al proprio. Emy ha lasciato un lunghissimo e stimolante commento su questo post, che mi ha spinto a riflettere e pertanto la risposta merita un post dedicato. Non riporto il commento per evitare di appesantire il post, ma andate a leggerlo prima di iniziare la lettura.

Cara Emy, intanto grazie per il tuo commento e benvenuta sul mio blog. Come forse hai notato non siamo una famiglia con le punizioni a serramanico, e decidere di punire l’erede di solito è il seguito di una riflessione. Credo tuttavia che il tuo punto di vista parta da un confronto definiamolo sbagliato (ma non mi è venuta in mente altra parola.)

Tu mi fai l’esempio di poter ricevere una punizione da mio marito nel momento in cui arrivo tardi a lavoro. Ovviamente non accetterei mai un’imposizione del genere, ma perchè io e mio marito abbiamo un rapporto paritetico. Con i figli io non vedo un rapporto paritetico. C’è più un rapporto datore di lavoro/dipendente. Così come un datore di lavoro deve garantire un ambiente di lavoro consono e salubre, pagare regolarmente il lavoratore e rispettare i suoi diritti, così il lavoratore deve garantire la sua prestazione d’opera, svolta con coscienza e al meglio delle sue capacità.

Per me in famiglia è la stessa cosa: io garantisco a mio figlio da mangiare, una casa pulita e calda, affetto, coccole, giochi e giocattoli. Io sono responsabile di mio figlio anche legalmente fino alla maggiore età. Il nostro rapporto non può essere paritetico. Nella comunità “famiglia”, basata sulla collaborazione di tutti e il rispetto reciproco delle regole, il ruolo del bambino cambia e si modifica con il suo crescere. A 7 anni chiedere a mio figlio di rispettare l’orario di scuola, svolgere con coscienza i compiti e avere un comportamento consono all’ambiente scolastico, mi sembra il minimo.

Se io arrivo sempre tardi al lavoro, svolgo male i miei compiti e non tengo un atteggiamento adatto al luogo di lavoro, è probabile che venga “punita”.

Si tratta semplicemente d’imparare che tutte le nostre scelte hanno delle conseguenze, positive  o negative. E sì m’impongo su mio figlio (non fisicamente ovviamente!).

Cerchiamo comunque di non rendere le punizioni fine a se stesse. Una privazione può essere anche un momento di riflessione e di riavvicinamento della famiglia. Perchè le domande che mi faccio quando metto in punizione mio figlio è : “Che messaggio non sono riuscita a trasmettergli?” ; “Cosa posso imparare dalla sua visione di questa situazione?”

Perchè è giusto quando dici che un ritardo a scuola può dipendere anche dall’adulto, nel senso, secondo me, di non essere riuscito a cogliere il ritmo e le esigenze del bambino, che magari ha bisogno di andare a letto prima, o di svegliarsi un po’ prima perchè la prima cosa della giornata non sia solamente prepararsi per andare a scuola, ma magari leggere la favola del buongiorno. Allo stesso tempo non tutte le giornate sono uguali e alcune volte bisogna fare delle cose perchè bisogna farle punto.

Detto questo come ben sai i figli non vengono fuori con il manuale d’istruzioni e se si ha la voglia di osservarli nella loro crescita si comprende quando una punizione ha un senso o quando è meramente il sintomo di una frustrazione genitoriale. La reazione di un figlio (specie se, volendo definirlo, è un’amplificato) è imprevedibile a dispetto delle nostre elucubrazioni. Qui Silvia (genitoricrescono) lo racconta molto bene.

Grazie ancora per il tuo commento Emy. Per dovere di cronaca ti informo di aver visto il tuo blog e anche Non toglietemi il sorriso. A presto

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12 Responses so far.

  1. Emy scrive:

    E’ vero che il rapporto è diverso,un adulto verso un bimbo ha una responsabilità enorme ma la dignità personale è uguale per un adulto come per un bambino, un bambino è in crescita ed ha diritto maggiormente della comprensione e dell’aiuto a crescere, ha diritto ad imparare le modalità in cui quello che sente dentro non diventa d’intralcio per gli altri, e ha diritto ad imparare come mediare. Ha diritto a non sentirsi in colpa per aver sbagliato, ma ad usare le energie per capire come migliorare.
    Ha diritto a non essere costretto ad imbrogliare il genitore pur di non essere punito(ma immagino non arriverai a tanto)
    Si capiva che la situazione della famiglia non era di punizione e basta…è per quello che ho osato metterti questa pulce, perchè almeno come prima impressione sei una persona aperta al dialogo, e diventa interessante lo scambio.
    Alla fine ti chiedo se da piccola sei stata punita e cosa ne pensavi allora di queste punizioni.(non serve che me lo dici, basterebbe che rchiamassi solo alla mente i sentimenti di allora)
    Per il paragone che fai, sul datore di lavoro, nemmeno quello calza molto :-) un bimbo non si può licenziare se l’ambiente di lavoro non gli va, e un datore di lavoro si prende solo cura delle dinamiche aziendali, non di come il lavoratore si sente dentro. :-) e del perchè sente di comportarsi in un certo modo.
    Comunque volendo continuare col paragone diciamo che se arrivi in ritardo cosa può succederti, può venire scalato dallo stipendio il tempo in cui eri assente, il datore di lavoro ti può richiamare, e chiedere maggiore impegno…ma non credo ti vieterebbe la pausa caffè…o no? Sebbene abbia più responsabilità non dovrebbe abusare del suo potere per umiliarti, o farti sentire “umanamente inferiore” o comandarti, deve rimanere nelle sue responsabilità, e agire in quegli ambiti, non deve sforare (purtroppo so che non è così…chi ha potere ne abusa sempre…ma almeno idealmente..)
    Grazie per lo scambio d’ideee

  2. Sybille scrive:

    Ciao, ho scoperto da poco il tuo blog. Questo tema é molto interessante e spesso discusso fra mamme e genitori. Personalmente, considero molto importante che la conseguenza al non aver rispettato delle regole dovrebbe essere una “conseguenza naturale”, cioé che c’entri direttamente con l’accaduto, possa essere “logica”.
    Un esempio concreto: Nella scuola montessoriana dove ho insegnato per qualche tempo, fra le attivitá che i bambini (6-14 anni) potevano scegliere liberamente c’era quella di cucinare, avendo una cucina attrezzata a disposizione. Tra le regole da rispettare c’era quella che bisognava, dopo aver cucinato e mangiato, rimettere tutto in ordine e pulire. Inutile dire che non sempre questo veniva fatto. In questo caso, la “conseguenza naturale” era che per 3 mesi non avevano piú il permesso di fare attivitá di cucina.
    Altro esempio é quella dell’utilizzo del computer: chi non é in grado di dimostrare di essere capace di rispettare le regole (ad esempio il tempo), per un periodo non puó piú fare questa attivitá.
    Sul tuo esempio dell’arrivare tardi, oltre alle domande che giá poni (cogliere il ritmo e le esigenze del bambino), secondo me la conseguenza naturale sarebbe che “sono cavoli suoi” nel senso che se la deve vedere lui con la scuola, le maestre gli diranno che bisogna arrivare in orario, immagino? Oppure, se arrivi in ritardo piú volte, vieni escluso per tre giorni o qualcosa del genere?
    Per il resto concordo abbastanza con Emy.
    Per la tv non posso dire molto, noi viviamo senza da sempre.

  3. Emy scrive:

    Ecco nello specifico sono d’accordo con Sybille, per il ritardo sono cavoli suoi….nella misura però della responsabilità che ha…

  4. Gloglo scrive:

    Grazie delle vostre risposte e scusate se posso rispondere solo ora.
    @Emy:d’accordo con te sulla dignità del bambino per questo non applichiamo punizioni corporali. Allo stesso tempo in casa vigono le regole e il bambino sa prima se a un suo comportamento seguirà una lode o una punizione. La prima volta che si manifesta un nuovo comportamento chiamiamolo disdicevole, l’erede viene avvertito che non va bene e cerchiamo anche di spiegarli il motivo. Lui di solito a questo punto ci mette alla prova per vedere se davvero riceverà una punizione (ha il cuore di uno scienziato!).
    Un paio di punizioni ricevute me le ricordo (del resto non è che fioccassero come neve), per questo rifletto prima di infliggerle a mia volta. Forse il paragone col datore di lavoro non calza alla perfezione, ma mi sembrava il più attinente per rappresentare un ambiente di scambio reciproco, ma non paritetico.
    Consci del nostro potere di genitori, cerchiamo di amministrare con saggezza tale potere.

    @Sybille: intanto benvenuta nel mio blog.Mi piace il tuo blog pieno di fotografie! Forse dovrei metterne anche io qualcuna. Al momento però mi è venuta l’idea di accompagnare i post sul figlio con dei fumetti.
    Da coma la metti direi che se Leonardo ritarda a scuola, la conseguenza naturale è che non vede la televisione? Sulla regola del tempo con il computer ho capito, ma
    se i ritardi a scuola sono frequenti credo che l’astensione dalla medesima sia controproducente. Mio figlio non ama la scuola e credo che nonostante i miei sforzi per ingentilire la pillola, sia una cosa che non posso cambiare, ma solo smussare. Sul ritardo forse le maestre possono punirlo lasciandolo seduto al banco durante la ricreazione, ma se il ritardo dipendesse solo da me lui sarebbe punito per una mia responsabilità. Alle maestre non è dato sapere il motivo del ritardo, per cui non fanno niente. Diventeranno cavoli suoi con la scuola quando sarà più grande. Per adesso sono cavoli suoi con me.

  5. Emy scrive:

    Grazie per la risposta,però mi dà l’impressione che non tieni conto di una cosa, Un bambino non è un essere razionale.
    Ed è suo diritto non esserlo.
    Ciò non significa che sia illogico, l’istinto di cui è dotato supplisce ottimamente, srmpre per la responsabilità che ha.
    Ti spiego perchè ho questa impressione, quando dici:”Allo stesso tempo in casa vigono le regole e il bambino sa prima se a un suo comportamento seguirà una lode o una punizione. La prima volta che si manifesta un nuovo comportamento chiamiamolo disdicevole, l’erede viene avvertito che non va bene e cerchiamo anche di spiegarli il motivo, ” Sembra che un bimbo possa, se lo decide, seguire una certa regola..se non la segue è perchè ha deciso deliberatamente il contrario.
    Eppure nemmeno per noi succede così, se io devo fare una dieta, devo capire profondamente, devo avere esperienza dei miei disagi, devo capire i rischi che comporta non seguirla…non riesco a seguirla solo perchè un’altra persona mi dice che devo e che quella è la regola…nemmeno se mi dice solo i motivi riesce a convincermi.
    O meglio forse per un po’ ci riesco, ma con grande sofferenza poca convinzione e forse con relativo re-ingrassamento dopo, quando finalmente libera da freni, mi riprendo tutto quello che non ho sfogato prima.
    Per dire che è utopia pensare che un bambino possa autocontrollarsi….razionalmente.
    Se invece si va oltre, si va a capire i sentimenti le sensazioni, i bisogni che si celano dietro i loro comportamenti, allora si riesce ad aiutarli davvero, non lasciandogli la responsabilità dela scelta.
    Si perchè quando Si dice ad un bimbo quello che noi vogliamo che faccia, lui si trova di fronte ad un bivio, deve scegliere se fare quello che si sente dentro, o essere bravo e fare quello che dice la mamma.
    Sarebbe meglio aiutarlo ad arrivare a sentire dentroun comportamento che possiamo accettare.
    Ciò può essere solo per esperienza vissuta.

    Perciò è vero che loro sono degli scienziati, è possibile che stidino tutte le reazioni, ma è possibile che il suo comportamento sia semplicemente il sintomo che secondo la giustizia innata del bimbo, c’è qualcosa che non va nel rapporto. Si è sentito in qualche modo leso nei suoi diritti o nelle sue intenzioni.
    Spero di riuscire a farti capire la leggera sfumatura, che però a guardarla bene è fondamentale per il proprio benessere

  6. Silvia gc scrive:

    Sto leggendo questo interessante scambio di opinioni e, devo dire, istintivamente mi trovo più vicino alla posizione di Gloria.
    Quello che dice Sybille è molto importante: la punizione deve avere una attinenza con la mancanza, per essere più comprensibile e, in fondo, “giusta”.
    Sono anche una gran sostenitrice dell’allenamento emotivo. Ma ad un certo punto deve prevalere anche il senso pratico, la linearità, la semplicità.
    Ed il meccanismo comportamento disdicevole – punizione semplice e comprensibile.
    Quando la punizione è adeguata, pertinente ed inserita in un contesto di discussione (spiego il motivo per il quale quel comportamento non è corretto, tu lo reiteri intenzionalmente o per mancata attenzione, io ti punisco), siamo nella sfera del diritto, che è alla base della convivenza.
    E’ vero che la ripetizione di un comportamento, nei bambini, non è intenzionale nello stesso senso riferibile all’adulto, ma ad una certa età, soprattutto in età scolare, adeguarsi alle regole sociali è necessario per il bene del bambino. Quindi, ripetere un comportamento per disattenzione, distrazione, affermazione di sè, è comunque scorretto e può confliggere con le necessità degli altri: quindi è giusto far capire che non va bene.

  7. Emy scrive:

    Ciao Silvia, pensi davvero che un bambino non voglia collaborare con il genitore?, un bambino adora il suo genitore, vorrebbe per lui il meglio….in maniera istintiva e profonda…ma sempre in maniera istintiva e profonda per fortuna un bambino si vuole anche molto bene…finchè non gliene facciamo passare la voglia noi. :-) .
    Molto spesso non ci si capisce, per i bambini ci sono delle cose importanti che non abbiamo capito, e loro hanno bisogno di mettere tutti i tasselli a posto, prima di essere disposti a mollare le presa per capire quello che chiediamo noi.
    Ti aconto una cosa:
    c’era un bambino che vicino ad una strada si divertiva a calciare il pallone con altri bimbi più piccoli, c’erano mamme che continuavano a dirgli, di non calciare il pallone che sarebbe magari finito in strada, e questo bimbo invece sembrava non ascoltare e continuava, al che io ho preso il pallone e ho chiesto se aveva sentito cosa gli avevano detto le mamme, e questo mi ha risposto:”Ma io sono bravo, non lo mando sulla strada”.
    Allora ho capito…questo bambino continuando il suo comportmento voleva far vedere alle mamme che lui era bravo davvero (e potevo credergli visto che faceva calcio come sport), non è che non aveva ascoltato, non è che non voleva collaborare in senso diretto, ma voleva diffendersi dalle accuse. Ovviamente ed è li che si può intervenire, non teneva conto del fatto che c’erano altri bambini meno bravi di lui che avrebbero potuto buttare la palla in strada….ma impegnato a difendersi come era, non era in grado di fre un po’ di outing dal suo contesto.
    Non era in grado di pensare agli altri…è un bambino…ma voleva solo rassicurare le mamme su di sè.
    Ai bambini viene istintivo non parlare ma continuare a fare, per esprimersi…nelle popolazioni primitive era ed è così…a volte sarebbe importante re-impararlo anche per noi, troppo impegnati ad essere razionali, dimentichiamo il linguaggio dei bambini, mentre basterebbe imparare da loro mentre loro imarano da noi.
    Il contrario di razionali non è irrazionali…ma istintivi che non è un sinonimo di selvaggi…ma con lo stesso istinto genetico per cui un bimbo è portato a succhiare al seno.
    Le abbiamo sepolte dentro di noi queste cose, convinti che non servissero, invece continuano a parlarci, a voler uscire. La lotta tra il peso che le schiaccia, le fa urlare dentro di noi.

  8. Emy scrive:

    Ecco prova per un attimo ad immaginare che sei in un paes straniero, non conosci la lingua, e tutti attorno si muovono concitati…tu ti guardi attorno, e trovi nascosta una borsa..la prendi in mano e la guardi, la apri per capire se c’è un proprietario, e maari restituirla visto che ci sono i documenti.
    Mentre fai questo, ti vedono, e cominciano ad urlarti, ti prendono in malo modo, magari ti spingono, ti portano davanti ad una donna che ti prende la borsetta dalle mani e comincia a dirti parole che tu intuisci sono brutte, poi ti portano in carcere, e capisci che non hanno capito le tue intenzioni, nel frattempo ti sale una rabbia, perchè cerchi di spiegarti ma non vieni capito.
    Adesso provi solo tanta rabbia, e ti verrebbe voglia di averla rubata sul serio la borsa.
    Le tue intenzioni erano buone, la avresti restituita a modo tuo, coi tuoi tempi, invece ti hanno anticipato, ti hanno inpedito di spiegare le tue intenzioni, hanno subito pensato che avevi cattive intenzioni.
    Ora sei in prigione e devi pensare a quello che hai fatto.
    Il tuo primo bisogno è difenderti dalle accuse, non pensi più a quello che hai fatto, pensi che in qualche modo non devi più farti sorprendere con una borsa in mano.
    La volta successiva, memore del non farti beccare trovi una borsa di nuovo, la nascondi, per guardarla dopo, la proprietaria però torna indetro e ti chiede se hai visto una borsa…ora non puoi tirarla fuori e sei costretto a mentire, memore del fatto che non saresti creduto…a quel punto quando guarderai la borsa non ti verrà neanche da restituirla, te ne fregherai e magari ci prenderai i soldi che ci sono dentro a titolo di risarcimento per aver sofferto la volta prima.
    :-) ))))
    Questa è una storiella…neanche tanto lontana dalla realtà secondo me.poi magari tu faresti diversamente, ma lascia per un attimo perdere quello che “è giusto” ma pensa solo a quello che verrebbe da fare.
    Scusate la lunghezza e l’intrusione nel blog…ma è un argomento che mi interessa molto. Se siete stufe ditemelo.

  9. Gloglo scrive:

    Cara Emy, probabilmente ci dimentichiamo di “camminare” anche con le scarpe dei nostri bambini. L’esempio del bambino che gioca a calcio è lampante. Tuttavia continuo a credere che debba anche passare un messaggio causa-effetto, prima di ritrovarmi a pensare troppo e agire troppo poco. A volte mio figlio ha solamente bisogno di un no che di tante spiegazioni. Poi in un secondo momento si può anche riprendere in mano il discorso. L’educazione dei figli è un terreno aspro e credo che le nostre uniche armi siano pazienza e confronto, soprattutto con gli altri genitori. Per cui anche se non ci troviamo d’accordo su tutta la linea, lo scambio d’idee è sempre ben accetto.

  10. Emy scrive:

    Il messaggio causa effetto passa…e non serve scervellarsi, di solito le conseguenze vengono da sè…non servono conseguenze forti o che lascino il segno, siamo stti abituati che per capire bisogna lasciare un segno forte….ma non è vero che è necessario, la realtà è la migliore maestra (nei limiti del buonsenso ovviamente )basta lasciarsi scorrere, e indirizzare ogni tanto le cose.
    Ma soprattutto non serve che siamo d’accordo io e te, basta che ognuno sia d’accordo col suo profondo,dove, riappropriandosi dei propri sentimenti umani che abbiamo abbandonato per strada, ritrovamo l’empatia necessaria per capire la direzione in cui andare.

    Non serve fare grandi discorsi ai bimbi…anzi…se si vuole parlare il loro linguaggio dobbiamo lasciar parlare il cuore, quello che verrà da dire, da fare , sarà solo una conseguenza.Prima al cuore però bisogna arrivarci…e ci sono strati e strati di “cose giuste” , di perbenismi, di preconcetti, che dobbiamo guardare in faccia e capire quanto ci crediamo, quanto ci servono veramente.
    Non è per stare fuori dalla società, ma per poterla vivere con più gioia.
    Va bene dai ora smetto :-)

  11. Santo scrive:

    Salve anchio ho un problema con mio figlo e spesso mi chiedo se il mio conportamento verso di lui sia giusto ,ad esempio a Dicembre gli hanno dato la pagella e mi ha portato delle noti non buoni ,eppure lui sa che io ci tengo alla scuola e durante l`anno glielo ricordo sempre gli chiedo se vuole un aiuto cmq sia io l`ho punito per 4 mesi gli ho tolto la Plystation e non lo fatto piu giocare a Calcio ,a Pasqua ho avuto il segnale da parte sua che la scuola gli interesserebbe di piu sembrava che andasse piu volentieri a scuola e gli ho permesso di rigiocare in squadra e di avere di nuovo la Playstation la sua gioia era cosi grande che quasi mi sono commosso anchio e mi ero chiesto se forse non avevo esagerato ma senza avere una risposta, passa appena un mese e mi scrive un test e prende una brutta nota non l`ho rinproverato pero gli ho detto che non e buono e che se lui non l`ha capito sono disposto ad aiutarlo a insegnarli quel tipo di tema ,cosi ieri ci siamo seduti insieme glielo spiegato gli fatto delle domande abbiamo fatto dei test scritti e mi faceva di nuovo dei sbagli gli spiegavo di nuovo mi diceva di aver capito gli ponevo di nuovo la stessa domanda dopo 2 secondi e mi rispondeva non lo so a quel punto non ho avuto voglia di continuare mi sentivo preso in giro a 10 anni e certe cose sulla matematica li deve sapere e mi sono chiesto ho non ha interesse o mi prende in giro ora io mi chiedo anzi vi chiedo cosa devo fare, stamattina quando lo ho accompagnato alla scuola mi ha detto Papa`mi devi dare 24,- € che abbiamo una piccola gita scolastica e io gli ho detto no per punizione non vai e quel giorno te ne vai in un`altra classe e sceso dalla macchina piangendo ,e ci sono rimasto cosi male anchio che quasi piangevo anchio mi chiedo e giusto punirlo si ottiene qualcosa pero se non reagisco magari lui pensa che per me e uguale e si peggiora a scuola .

  12. Gloglo scrive:

    Ciao Santo e benvenuto sul mio blog.
    Come hai notato l’argomento scuola e punizioni è molto delicato e sentito. Quello che posso dire è che non esiste una ricetta universale, ma dipende da molti fattori: le regole di casa, il carattere del figlio e anche l’educazione che noi abbiamo ricevuto.
    Quello che sto facendo con mio figlio è patti chiari amicizia lunga. Le “punizioni” sono preorganizzate nel senso che mio figlio sa che a un comportamento sbagliato è associata una punizione. Per esempio se si arriva tardi a scuola la mattina per quel giorno la televisione resta spenta. Se non studia allora non avrà il permesso di giocare con i videogiochi.
    Le punizioni sul momento sono sempre molto difficili e critiche, piene di sensi di colpa (nostri)e forse anche molto difficili da comprendere e accettare per i nostri figli. Questo anno scolastico è quasi terminato e, a meno che tuo figlio non sia a rischio bocciatura, va tenuto conto della stanchezza dei bambini. Diciamo che io ho mollato un po’ la presa.
    Prova a far capire a tuo figlio il valore che voi date all’istruzione, all’impegno, alla disciplina e vedete se con lui potete venirvi incontro su alcuni punti e quali invece sono non discutibili. La cosa migliore, forse, è definire linee guida per quanto riguarda le vacanze e il prossimo anno scolastico, in modo da vivere meglio la situazione.
    Se poi riesci ad avere un supporto anche da parte delle insegnanti in modo da non trovarti sorprese dell’ultimo minuto e dover correre ai ripari, è meglio.
    In un altro post stiamo parlando dei doveri dei bambini e diritti dei genitori, per vedere se con i figli dal carattere molto definito riusciamo a sviluppare qualche strategia.
    Partecipa anche tu! Un abbraccio