E le chiamano vacanze

In attesa che il folle informatico si svegli per portare il camper a fare il controllo delle infiltrazioni semestrale, in fondo dobbiamo solo arrivare fino a Milano, ho deciso di sedermi e digitare un po’ di queste (chiamiamole così) vacanze. Prima coffee però.

Causa trasloco nel nuovo ufficio (qualcuna è passato a vederlo e sa di cosa sto parlando) le vacanze sono state relegate alla condizione di se-forse-quando. In pratica niente. Grazie alla magnanimità dei genitori di un compagno di classe dell’erede, abbiamo trascorso qualche giorno in montagna da loro solo io e il figlio. Leggi il resto

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Cosa fare quando…

Tutti noi abbiamo visto in libreria vari libri libricini e libercoli dal titolo: Cosa fare quando piove/ si e’ in macchina/ con i nonni, ecc. ecc.

A me serve qualcosa di più specifico.

Una cosa del tipo: Cosa far fare a un bambino amplificato di 8 anni quando gli e’ proibito giocare con i videogiochi!

Suggerimenti sul contenuto?

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Se guardando un film…

L’altra sera l’erede ha voluto guardare “Un sogno per domani“. E’ un film di dieci anni fa, che probabilmente ho visto dieci anni fa, ma che non ricordavo in tutte le sue pieghe.

Così nel giro di due ore mi sono ritrovata a spiegare a mio figlio cos’è la droga, l’alcolismo, la pedofilia, la violenza sui bambini, la paura, il coraggio, il bullismo, l’omicidio. Sì in fondo al vaso di Pandora c’è ancora la speranza.

E ho scoperto che posso spiegare tutto questo a mio figlio con il numero limitato di parole che la sua pazienza/insofferenza mi permette di usare. Non posso imporgli di ascoltare una spiegazione lunga, non è questione di stupidità o voglia, è che mio figlio è proprio programmato per riuscire a cogliere spiegazioni di parole limitate. Se ne usi di più te lo perdi. E perdi l’occasione di fargli imparare qualcosa di nuovo.

Forse arrivata agli 8 anni comincio a capire come prendere mo figlio per guidarlo invece che scontrarmici. O quanto meno ogni tanto sul calendario riesco a segnare un giorno “in”.

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