Prima di emettere sentenze e giudizi dovrei ricordarmi di come la storia sia una ruota che gira.
Tempo fa discutevo con una mia amica sui cartoni animati. Confrontavamo i “nostri ” cartoni animati con quelli che oggi guardano i nostri figli. Il punto essenziale del discorso era che i vecchi cartoni animati erano meglio di quelli moderni. Più “educativi”.
I protagonisti degli anime (cartoni animati giapponesi) dovevano affrontare dure prove prima del riscatto finale. Basti pensare a Georgie, Candy Candy, Chobin e via dicendo (tralasciamo l’Ape Magà che era inguardabile da quante gliene capitavano). Questi personaggi dovevano fare affidamento fondamentalmente su se stessi e su pochi intimi amici. Qquesti cartoni ci sembrano più “formativi” perchè in qualche modo rispecchiano la realtà: la vita è complicata (quando non difficile) e bisogna darsi da fare per realizzare i propri sogni e superare le difficoltà.
I cartoni di oggi ci sembrano più sbrigativi: è vero che all’interno di una puntata i personaggi hanno degli ostacoli da superare, ma ce la fanno all’interno dello stesso episodio e con l’aiuto di una vasta rete di amicizie. Insomma un po’ lo specchio della società moderna dove si vuole ottenere tutto e subito. Anche risolvere le difficoltà. E che se non hai amici allora non ce la farai. Brutto messaggio secondo me.
Ieri sera però ho letto un articolo che parlava proprio di quando gli anime sono sbarcati in Italia. Il pensiero comune è che fossero diseducativi rispetto a quelli proposti da Walt Disney, Hanna Barbera e Warner Bros.
Chissà cosa diranno i nostri figli dei cartoni animati che guarderanno i nostri nipoti!
Devo smettere di arrivare troppo presto davanti a scuola di mio figlio.
Va sempre a finire che nell’ attesa mi concedo la contemplazione della vetrina della libreria e immancabilmente finisco con entrarci e acquistare un libro.
Cosa che e’ successa anche oggi. Il fortunato acquisto e’ stato ” Oziando s’impara – Educare i figli a essere autonomi e conquistare la serenità.” di Tom Hodgkinson.
Il titolo di alcuni capitoli mi ha del tutto rapita:
- Siate selvaggi
- Basta gite con la famiglia
- Oziate
Probabilmente la cosa che più mi ha affascinato di questo libro è che è possibile leggerlo saltando i capitoli. Così mi concederò di leggere per primi i capitoli che mi hanno colpito, tenendo per ultimi quelli meno attraenti (l’uso di un segnalibro sarà indispensabile stavolta!).
Saltellerò felice da pagina 40 a pag 2 per poi curiosare a pag 223.
Buon anno nuovo a tutti!
Il giorno in cui nel lontano 19(boh?) l’inventore dello smile partorì questa semplice idea credo non si immaginasse che un giorno le maestre di mio figlio lo avrebbero usato per dare i voti!
Ebbene sì a scuola abbiamo i v-moticon!
ottimo lavoro
impegnati di più
proprio non ci siamo
Il massimo è \(^_^)/ ossia faccina più manine: eccellente!
Potrei proporre alle maestre un ripasso di emoticon, così renderebbero più interessanti le votazioni.
Dopo il mio iniziale stupore ho in realtà capito la profonda saggezza delle maestre: che ne sannoi bambini di 10 – 6 – 5? Due faccine e capiscono subito come è andata!
Così l’erede ha deciso di applicare questa profonda saggezza tibetana anche ai suoi premi:
“Allora mamma se faccio il bravo a scuola mi metti una faccina che sorride. Se mi guadagno 10 faccine mi compri un gioco?”
Come dire di no a cotanto (felice) impegno?
In una delle riviste che passano per casa, questo mese si parla delle regole del successo. Una delle tre riportate dall’articolo parla del tempo dedicato all’allenamento in una disciplina.
Dedicare 10.000 ore di duro allenamento ti permette di passare da mediocre a talentuoso, anche se talento ti sembra di non averne.
Ho preso in mano la calcolatrice, così per rendermi conto… Ho preso i primi 3 anni di vita dell’erede e ci ho moltiplicato una media di 18 ore al giorno. Risultato: 19.710.
Ecco: nei primi 3 anni di vita di mio figlio ho accumulato talmente tante ore di allenamento da potermi considerare maestra dell’arte della maternità. Arrivata a 7 anni di vita del figlio, oggi, che titolo posso darmi?
Questo giusto per ridimensionare le prospettive quando la mia sicurezza sulle decisioni materne vacilla…
Una delle 10 cose che non sapete di me è che sono una fan del fumetto italiano. E che da 3 mesi sto leggendo Caravan.
Ci sono storie che non sono solo fumetti, ma sono romanzi con le immagini. La ricchezza dei personaggi è tale che, come in libro, non riesci sempre a scinderti dal personaggio. E da quello che provano.
Questo mese due sole vignette mi hanno dato più da pensare che tutta la storia. Quando un figlio, saputo che sua madre prima di averlo era una scrittrice che poi ha smesso, ha detto: “Ho sempre pensato che mia madre fosse felice del suo lavoro e della sua vita. Non ho mai pensato che avesse dovuto rinunciare a qualcosa. Non ho mai pensato che avesse dei sogni. Non me la sono mai immaginata bambina, mentre esprimeva un desiderio al cadere di una stella.”
Neanch’io mi sono mai fermata a pensare a mia madre bambina, ai sogni che non ha realizzato e di cui non mi ha mai parlato. I genitori non raccontano mai del tutto la loro vita ai figli. Ed oggi che vedo mia madre invecchiare, che mi sto sostituendo a lei nel ruolo genitoriale, mi chiedo quali fossero i suoi sogni.
E d’improvviso non vedo più una donna stanca del suo presente, ma schiacciata dai suoi rimpianti.
E le voglio bene, perchè non è più su quel piedistallo dove l’ho messa e non ci è nemmeno caduta.
Sono io che ci sono salita.